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Calo del rendimento PDF Stampa E-mail
Scritto da Armando   
Venerdì 11 Marzo 2011 11:34

Come intervenire tempestivamente davanti ad un netto calo di rendimento di uno sportivo professionista per causa non imputabile a un problema fisico.

Spesso accade che gli atleti durante l’allenamento fanno buoni risultati ma quando sono in gara hanno un brusco calo di rendimento e non riescono a dare il meglio di sé incolpando la dieta, il metodo di preparazione, l’eccesso di caldo o di freddo. Spesso, invece, non si tratta di niente di tutto questo, ma del fatto che questi atleti hanno lavorato con regolarità ed impegno sul piano fisico, ma hanno del tutto trascurato di addestrare la mente a vincere, sottovalutando il ruolo fondamentale della psiche. Nello sport, invece, ogni traguardo deve essere il frutto di due fattori: energia fisica e potenza mentale, perciò, accanto al training muscolare è indispensabile esercitare anche la mente al successo. Da dove cominciare per intervenire e porre rimedio a un calo di rendimento?

 

calo

Una strada vincente può essere quella dell’ automotivazione: aumentando la fiducia e la stima in sé stessi, si riesce a rimuovere blocchi psicologici e cicatrici mentali, spesso le autentiche cause di tante prestazioni di modesto livello. L’automotivazione serve a tutti, ma primariamente ad un atleta che ha la responsabilità di dimostrare le proprie capacità ed il proprio impegno,da ciò, risulta chiaro che non si deve mai trascurare lo sviluppo della psiche in quello che è un piano di formazione di uno sportivo. In base a queste premesse, lo psicologo deve agire portando l’atleta verso nuovi modi di pensare e cambiare, così in positivo, l’immagine del proprio io. Uno dei primi obiettivi: imparare a neutralizzare i pensieri negativi. Un pensiero negativo fa perdere forza, energia, vitalità.

Per vincere è necessario provare a pensare in positivo: ossia, vedersi vincitori.
Quando la mente “vede” con chiarezza ciò che si vuole fare, quali sono le strategie d’azione sia mentali che fisiche, comincerà a funzionare eseguendo il lavoro molto meglio che con i soli mezzi fisici.

Altro fattore che può influire negativamente sulla prestazione di un atleta, e quindi portarlo ad una situazione di stallo o di calo di rendimento è lo “stress”. Per stress si intende qualsiasi evento fisico o psicologico che modifica l’equilibrio organico. Le cause di stress, denominate stressor, in ambito sportivo possono essere le più varie: un cattivo andamento dei risultati, un cattivo rapporto con l’ambiente (società, allenatore, compagni, tifosi), mancato ambientamento nella città, eccessive aspettative, e cosi via. Lo stress si correla con caratteristiche individuali dell’atleta: un’elevata ansia di tratto competitiva, unita a bassa autostima e scarsa motivazione intrinseca, possono avere risvolti molto negativi. Lo stress, del resto, è dipendente dalla percezione che l’atleta ha della situazione, della gara, dipende, cioè, dal modo in cui l’atleta vive la situazione. Non sarà dunque la partita a provocare lo stress, ma la percezione che l’atleta ha della stessa.

In condizioni stressanti per lo sportivo e dunque negative per il suo rendimento e per la sua prestazione, lo psicologo può fornire come tecnica antistress assai efficace “il training autogeno” che si basa principalmente sull’allenamento graduale alla distensione e sulla deconcentrazione progressiva muscolare. Il TA, fatto regolarmente seriamente, permette di ridurre la tensione, di risparmiare e recuperare le energie migliorando così l’efficienza fisica e mentale dello sportivo.
Dunque, nel momento in cui la carriera di uno sportivo subisce un arresto, un calo, lo psicologo è la figura che più di tutti è in grado di analizzare e valutare le fonti, le cause e le origini di fattori che influiscono negativamente non sul piano fisico ma sul piano psicologico e motivazionale.
In questa ottica diventano più comprensibili tutti i tentativi volti a ridurre le tensioni (ritiri, silenzi stampa) a ridurre lo stress attraverso una riduzione degli stimoli.
In aggiunta a ciò, molto spesso, alla base dei cali di prestazione di questi sportivi, (momenti di declino non imputabili a fattori fisici) vi sono tutta una serie di concezioni ed abitudini errate.

Iniziando dal concetto stesso di allenamento, bisogna tener presente che alla base dei miglioramenti prodotti dall'allenamento c'è il principio della supercompensazione , cioè la reazione che produce il fisico una volta stressato ai suoi massimi livelli. Ogni miglioramento è frutto di uno stress organico. Questo concetto non è affatto chiaro a chi, allenandosi in modo intenso e professionale, pretenderebbe di migliorare sempre, di gareggiare ogni domenica e magari di compiere duri allenamenti durante la settimana.

Il concetto corretto è, invece, che dopo ogni periodo di miglioramento (carico) deve essere presente un periodo di mantenimento (scarico), il cui scopo ottimale è di rigenerare l'organismo senza fare perdere troppo in prestazione. Non funziona inserire un periodo di mantenimento quando si ha già il calo di prestazioni. Infatti organicamente il corpo è già sofferente e comunque reagisce male a ogni stress fisico, anche se limitato. A questo punto si deve necessariamente provvedere inserendo un periodo di rigenerazione che può durare anche un paio di mesi. In conclusione, dinanzi ad un calo di prestazione, bisogna sempre tener presente che l’allenamento fisico non può essere disgiunto da quello mentale e che un crollo organico può essere anche soltanto una conseguenza di una qualche sofferenza o di un sovraccarico a livello psicologico.

 

Tratto da nonsolofitness

 

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